Dal 29 maggio entrerà ufficialmente in vigore la legge 75/2026, una riforma destinata a segnare un passaggio importante nella tutela del patrimonio agroalimentare italiano. Il nuovo impianto normativo introduce infatti il reato di commercio di alimenti con segni ingannevoli e quello di frode alimentare, rafforzando controlli, sanzioni e strumenti investigativi contro falsificazioni e pratiche scorrette lungo tutta la filiera.
Una svolta che riguarda da vicino anche la Liguria, regione che ha costruito la propria identità gastronomica su produzioni certificate, tracciabilità e forte legame con il territorio. In un mercato sempre più esposto al rischio di imitazioni e italian sounding, le nuove norme rappresentano una tutela concreta per consumatori e produttori, ma anche un’occasione per rilanciare il valore delle denominazioni di origine.
Più controlli e pene severe contro le imitazioni
La legge punirà chi utilizza etichette, simboli o indicazioni false o fuorvianti capaci di indurre in errore sull’origine, la qualità o la provenienza di alimenti e ingredienti. Nasce inoltre il reato specifico di frode alimentare per tutti quei prodotti che risultino sostanzialmente difformi rispetto a quanto dichiarato.
Sono previste sanzioni più pesanti anche per il settore vitivinicolo e per le produzioni a denominazione protetta, con controlli rafforzati e nuovi strumenti di tracciabilità. Tra le novità più attese c’è anche il nuovo contrassegno ufficiale per i prodotti Dop e Igp realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, destinato a rendere ancora più riconoscibili e sicure le eccellenze italiane.
La Liguria e il valore delle certificazioni
Per la Liguria, dove il sistema delle denominazioni rappresenta un presidio culturale oltre che economico, il rafforzamento delle tutele assume un significato particolare. Le produzioni certificate non sono semplicemente prodotti agricoli: raccontano paesaggi, comunità e tradizioni che rischiano di essere danneggiati da imitazioni o utilizzi impropri dei marchi.
Tra le eccellenze simbolo del territorio spicca il Basilico Genovese DOP, ingrediente identitario della cucina ligure e cuore del pesto genovese autentico. La sua coltivazione segue disciplinari rigorosi che garantiscono aroma, delicatezza e qualità distintive impossibili da replicare fuori dal territorio di origine. Le nuove norme possono contribuire a contrastare l’uso improprio del nome “pesto” o di riferimenti ingannevoli che spesso penalizzano i produttori certificati.
Un ruolo centrale lo riveste anche l’Olio Riviera Ligure DOP, una delle denominazioni più rappresentative dell’olivicoltura italiana. In una fase storica in cui la trasparenza verso il consumatore è sempre più decisiva, il rafforzamento dei controlli sull’origine e sull’etichettatura rappresenta uno strumento fondamentale per proteggere una filiera fatta di piccoli produttori, uliveti terrazzati e lavorazioni di alta qualità.
Il patrimonio vitivinicolo ligure da proteggere
La legge 75/2026 dedica particolare attenzione anche al comparto vitivinicolo, prevedendo un inasprimento delle sanzioni per violazioni legate alle denominazioni protette. Un tema che interessa direttamente la Liguria e il lavoro di valorizzazione portato avanti dall’Enoteca Regionale della Liguria, impegnata nella promozione dei vini Dop e Igp regionali.
Dalle Doc storiche della Riviera di Ponente e di Levante fino alle produzioni eroiche delle Cinque Terre, il vino ligure rappresenta un patrimonio unico per biodiversità e identità territoriale. Denominazioni come Rossese di Dolceacqua DOC, Pigato Riviera Ligure di Ponente DOC, Vermentino Riviera Ligure di Ponente DOC e Cinque Terre DOC trovano nella nuova normativa un ulteriore strumento di difesa contro pratiche scorrette e utilizzi impropri delle denominazioni.
Una sfida culturale oltre che economica
La nuova normativa non rappresenta soltanto un irrigidimento delle sanzioni. È anche un segnale culturale forte: il cibo italiano certificato viene riconosciuto come patrimonio da proteggere attraverso strumenti sempre più avanzati di controllo e tracciabilità.
Per la Liguria questo significa difendere non solo prodotti di qualità, ma un intero modello agricolo fondato su sostenibilità, paesaggio e tradizione. In un contesto globale dove autenticità e origine diventano fattori decisivi per i consumatori, la tutela delle Dop e Igp liguri può trasformarsi in un vantaggio competitivo sempre più strategico.
E proprio da eccellenze come il Basilico Genovese Dop, l’Olio Riviera Ligure Dop e i vini promossi dall’Enoteca Regionale della Liguria passa oggi una delle sfide più importanti del made in Italy: garantire che dietro ogni nome certificato ci siano davvero territorio, storia e qualità autentica.